Morau in Triennale con "La Mort i la primavera"
17/03/2026
MILANO Tra gli appuntamenti clou della nona edizione di FOG Performing Arts Festival, Marcos Morau –artista associato di Triennale Milano Teatro – presenta con la sua compagnia La Veronal, l'ultimo suo spettacolo La mort i la primavera, presantato inprima mondiale alla Biennale di Venezia 2025 dove l'abbiamo recensito (vedi D&D n. 324 e D&D International n.51 disponibili sulla APP per la lettura). Triennale Milano Teatro, 21 e 22 marzo.
Basato sul romanzo omonimo dell’autrice catalana Mercè Rodoreda, il lavoro è una fiaba crudele e visionaria, oscura ed enigmatica, nella quale l’acclamata compagnia catalana si immerge per dare vita a un’allegoria della libertà creativa e della capacità dell’artedi affrontare l’angoscia del ciclo creazione-distruzione. Sul palcoscenico prende vita un universo fantastico, sospeso fra la dimensione spirituale e quella animale, dovenon c’è alcuna “legge della vita”,perché la vita ha più poteri delle leggi:un universo che danza, implacabile, attorno alle nostre misere azioni, alla nostra gesticolazione vana, in un viaggio tra illusioni del passato, paura del presente e lotta per un futuro sempre più difficile da immaginare.
"Il mondo crudele e senza tempo del romanzo – scrive Morau – è anche un’allegoria dei mali del mondo, delle devastazioni e dei fascismi della modernità: perché presenta la Storia come il risultato di una terribile sordità alla musica segreta di tutti gli esseri viventi; perché mette a nudo un’umanità oppressiva e oppressa, sempre incline a fare il peggior uso possibile del potenziale generativo, di vita, morte e decomposizione che la natura offre. Come si farebbe a viaggiare verso un infinito chiamato “adesso”, dove morire potrebbe essere l’unico segno resiliente di vitalità? Forse Rodoreda si è avvicinata così tanto all’esprimere l’inesprimibile che solo il silenzio può bastare. O forse solo una canzone può trasmettere ciò che rimane inesprimibile tra le pagine del libro. Forse la canzone è ciò che si può udire quando il motore della storia tace. E forse l’unico viaggio è un viaggio vocale attraverso i registri visivi e sonori di Rodoreda: attraverso melodie proliferanti e silenzi gestuali chee, come il ruggito di un fiume sotterraneo, il ronzio delle api, il nitrito dei cavalli, come radici e viticci di edera e glicine, sostengono e accarezzano –minacciandolo di morte e di vita –un intero universo poetico".
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