News

Crystal Pite: il messaggio per la giornata mondiale della danza e il progetto speciale per Reggio Emilia

Alla Collezione Maramotti, site specific a sua firma

23/04/2026
Crystal Pite: il messaggio per la giornata mondiale della danza e il progetto speciale per Reggio Emilia
Crystal Pite - ©Michael Slobodian

E' affidato a lei il messaggio 2026 per la Giornata Mondiale della Danza, che si festeggia il 29 aprile, giorno del compleanno di Noverre. Ma sarà suo anche il progetto 2026 alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia nell'ambito del Festival Aperto di quest'anno. Parliamo di Crystal Pite coreografa canadese di fama mondiale i cui lavori sono interpretati dalle più importanti compagnie del mondo oltre che dal suo gruppo canadese Kidd Pivot.

Il nuovo progetto, ancora senza titolo, per Reggio Emilia vede la collaborazione tra Fondazione I Teatri / Festival Aperto, Collezione Maramotti, Kidd Pivot e Nederlands Dans Theater (NDT), dove è Coreografa Associata dal 2008. Sarà presentato dall'1 al 4 ottobre alla Collezione Maramotti e metterà in dialogo l'architettura del luogo, le sue opere contenute e la danza. Si tratta del primo lavoro concepito site specific per uno spazio non teatrale per Crystal Pite.

Partendo dalla prospettiva dell’artigianalità, la coreografia per Pite è una sorta di lavoro manuale: costruire, assemblare, rifinire, aggiustare, rivedere e levigare un’opera significa portarne alla luce le intuizioni più preziose. Questa attenzione all’arte del fare è il punto di partenza della sua nuova creazione. Pite riflette sulla funzione originaria della Collezione Maramotti come fabbrica Max Mara e sugli artigiani che vi lavoravano.  “I sarti e le sarte - spiega Pite -  che vi guadagnavano da vivere, le cui mani producevano i capi che hanno reso famoso il marchio: il loro era l’arte del fare abiti per un corpo umano in movimento e che respira. Il mio non è molto diverso: mi piace pensare alla danza come a una forza che abita un corpo umano”.  Questa riflessione si intreccia con il suo interesse per l'animazione, la manipolazione dei corpi e l'arte dell'illusione. In queste perturbanti simulazioni della vita, emerge la domanda fondamentale sulla natura stessa della coscienza.

"Quello con la Collezione Maramotti  spiega Paolo Cantù, direttore della Fondazione ITeatri di Reggio Emilia - è un sodalizio che ci appartiene profondamente, nato nel 2009 e cresciuto nel tempo attraverso incontri straordinari: da Trisha Brown a Shen Wei, da Wayne McGregor a Hofesh Shechter, da Dimitris Papaioannou a Peeping Tom e Anne Teresa De Keersmaeker, ognuno dei quali ha cambiato qualcosa nel modo in cui guardiamo al rapporto tra corpo danzante e spazio dell’arte.
Con Crystal Pite questo dialogo prende una direzione nuova: la sua attenzione al ‘fare’, alla gestualità e alla cura che si deposita in ogni movimento, incontra naturalmente la storia di quel luogo, un’ex fabbrica in cui per anni le mani di sarte e lavoratori hanno costruito forme per corpi in movimento. C’è qualcosa di profondamente giusto nel fatto che lei, alla sua prima esperienza in uno spazio non teatrale, incontri proprio questo luogo, con cui il suo lavoro sembra entrare in dialogo naturale, fatto di rimandi e corrispondenze. E poi c’è la straordinarietà di un incontro: Crystal Pite, i danzatori di Kidd Pivot e di NDT 1, tre protagonisti assoluti della scena contemporanea: difficile non aspettarsi qualcosa di davvero speciale".

Qui di seguito l'estratto del messaggio al mondo di Crystal Pite per il 29 aprile 2026:

["... ] Siamo danzatori, tutti noi lo siamo. La vita ci muove; la vita ci danza. Effimera come il respiro, concreta come le ossa, ogni danza è fatta di noi. Scolpiamo lo spazio. Scriviamo con i nostri corpi in un linguaggio senza parole che viene profondamente compreso. Onoriamo lo spazio dentro e intorno a noi quando danziamo.

Come la vita, una danza si crea e si distrugge in ogni istante. Come l’amore, è al di là della ragione.
Mi piace pensare al corpo come a un luogo; un luogo dove l’essere viene tenuto e plasmato. Quando danziamo, siamo profondamente coinvolti nell’essere presenti.

Scrivo queste parole all’inizio del 2026, quando sembra non esserci fine all’oppressione, allo sconvolgimento e alla sofferenza nel nostro mondo. Ogni giorno, mentre assistiamo all’orrore di ciò che gli esseri umani sono capaci di fare gli uni agli altri e al meccanismo di potere che finanzia e alimenta una violenza indicibile contro le persone e il pianeta, la danza può apparire come una risposta superficiale e inutile. È difficile immaginare cosa possa fare un artista della danza in un
mondo che ha così disperatamente bisogno di un cambiamento radicale e di guarigione.

Eppure, l’arte, come la speranza, è una forma d’amore. Provocatoriamente generativa di fronte alla profanazione, l’arte è un solvente per la mente che si sta cristallizzando ed un balsamo per guarirla.

L’arte è un vascello che ci accoglie mentre, insieme, affrontiamo le domande, in modo diverso, rispetto alle notizie, ai documentari e all’istruzione, alle opinioni e ai social media, all’attivismo e alla protesta, ma non incompatibile.

Attraverso la creatività, accumuliamo resistenza e speranza, tramite piccoli atti di coraggio, di curiosità, gentilezza e collaborazione. Nella danza e nel fare danza troviamo la prova che l’umanità è qualcosa di più del nostro ultimo, straziante fallimento globale.

Ma la danza non ha bisogno di giustificazioni, né di spiegazioni. È fatta di noi, eppure non ci deve nulla. Ha solo bisogno di abitare un corpo disponibile. Da lì, può tradurre l’ineffabile, agendo da intermediario tra noi e l’ignoto.

Siamo commossi da queste tracce evanescenti di bellezza nel momento presente. E mentre incarniamo sia la danza che la sua scomparsa, ci viene ricordata la nostra impermanenza. Allo stesso tempo, se prestiamo attenzione, la danza ci donerà un barlume momentaneo dell’anima."

 

 

© Riproduzione riservata

operaparis-2026csc-2026nod-2026artemente24-25

Vedi anche...