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A FOG il libanese Chahrour per un canto di resistenza delle donne

07/03/2026
A FOG il libanese Chahrour per un canto di resistenza delle donne
"When I Saw the Sea"(ph. Christophe Raynaud De Lage)

MILANO Sarà al bel festival diretto da Umberto Angelini di Triennale Milano Teatro, FOG Performing Arts Festival, il coreografo e danzatore libanese Ali Chahrour con la prima italiana  di When I Saw the Sea martedì 11 marzo (h. 19.30).  Acclamato al Festival di Avignone in più edizioni il coreografo Ali Chahrour combina poesia lirica e corpi nei suoi lavori e il suo prossimo progetto sarà una trilogia sul tema della Paura.

A Milano presenta un suo lavoro di successo mai visto in Italia che prende spunto da un’esperienza personale vissuta nei recenti anni di guerra. In When I Saw the Sea celebra le lotte e la resilienza delle lavoratrici domestiche migranti in Libano, trasformando la memoria in un canto di resistenza. Un potente viaggio che intreccia in maniera unica musica dal vivo, danza e testimonianza (in varie lingue con sovratitoli) in una ribelle celebrazione della vita.  

Quando nel settembre 2024 l'esercito israeliano bombardò alcune zone di Beirut, Chahrour cercò infatti rifugio sulla costa insieme ai suoi familiari provenienti dal sud. Lì venne a conoscenza anche della sorte delle domestiche migranti: i datori di lavoro libanesi avevano abbandonato le donne a sé stesse mentre si mettevano in salvo. Alcune erano rimaste chiuse nelle case. Altre, senza passaporto e senza soldi, erano finite a vagabondare sulla Corniche di Beirut, dove Chahour le ha notate.

When I Saw the Sea dà voce a queste donne. In scena, per la prima volta in assoluto su un palcoscenico, ci sono Zena e Tenei, originarie dell'Etiopia, e l'artista libanese Rania, vittime del sistema della Kafala, un regime di “sponsorizzazione” che lega il permesso di soggiorno al “padrone”, negando diritti, tutele e libertà, tra sfruttamento e violenze. Attraverso la danza, il testo e la musica, raccontano storie che finora non sono state ascoltate, dando voce anche a innumerevoli altre lavoratrici provenienti da paesi come il Camerun, il Sudan o la Sierra Leone che sono stati privati dei loro diritti. 

"Lavorare con Rania, Zena e Tenei è stata un’esperienza incredibile dal punto di vista umano prima ancora che artistico - spiega Chahrour. In occasione della prima a Beirut, i lavoratori domestici sedevano tra il pubblico accanto ai loro ricchi datori di lavoro. Da allora, alcuni mi considerano un traditore della mia classe sociale, ma per me è essenziale mettere in luce anche i lati più oscuri della società libanese. Nel bene e nel male, io appartengo a questo paese, e il mio lavoro è qui che ha le sue radici".



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